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Odissea 1984 – 2020, recensione di Antonio Belmonte su Rockit
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“Per un musicista che ama definirsi “senza vincolo di mandato”, nel senso di ben disposto al cambio di generi musicali senza particolari remore, immagino sia stato un gioco da ragazzi abbandonare le fascinazioni rock-progressive di una vita per abbracciare un ben meno impegnativo repertorio elettropop, per quanto tutt’altro che leggero nella sua impostazione narrativa/concettuale.

Odissea 1984, infatti, si muove come una suite di quattro brani per mezzo della quale, da altrettante angolazioni, Francesco Malaguti vuole raccontare il Mar Mediterraneo (il mare epico di Ulisse, il mare dei regaz di Bologna, il mare dei tramonti a Ibiza, il mare delle rotte dei migranti) cercando di coprire con una chitarra, una drum machine e le linee vocali prestate dagli ospiti di turno il più ampio ventaglio possibile di registri atmosferici e umorali. Se le raffinate cromature dreamy de Il Vento Ci Spinge Dentro e Il Silenzio Delle Sirene evocano certe cose degli Üstmamò e dei Madreblu The World Is Moving On guarda candidamente al synthpop romantico dei Visage, mentre nel congedo serioso di Acheronte se lo spoken word di Leonardo Bianconi richiama le declinazioni teatrali di certa new wave italiana – L’Eneide di Krypton, per esempio – le chitarre dello stesso Malaguti viaggiano invece su frequenze velatamente pinkfloydiane.

Se l’intento del musicista felsineo era giusto quello di tastare fugacemente il terreno nell’ottica di un’eventuale svolta stilistica – più radicale e conciliante al contempo – direi che Odissea 1984 rappresenti il migliore dei tentativi possibili (copertina a parte).”

Recensione di Mattia Nesto su Rockit.it di “Faust und Netflix”

RECENSIONE

Faust und Netflix

Miraloop Records / Believe Digital 2020 – Sperimentale, Industrial, Elettronica, Progressive

RECENSIONE30/01/2021 di Mattia NestoMattia Nesto

Qualcuna o qualcuno di voi si ricorda de “Concerto grosso per i New Trolls“, il terzo album della band ligure? Ve lo domandiamo perché, nonostante le ovvie differenze, “Faust und Netflix”, il nuovo disco di Francesco Malaguti ci ha ricordato un poco quel mitologico terzo disco dei Trolls. Ma andiamo con ordine. Malaguti è un artista e compositore che, certamente, non ha timori a pensare e sviluppare opere ambiziose. E anche in questo caso non perde il vizio, anzi. Basta ascoltare la costruzione armonica e l’orchestrazione di “The Last Sacrifice”, la tredicesima canzone. Siamo davanti a un pezzo potente, in cui la musica evoca nell’ascoltatore sensazioni contrastanti ma perfettamente coincidenti: da un lato infatti si prova una sorta di “oppressione” per suoni così potenti ma, dall’altra parte, si è anche ammirati per la grandiosità, anche solo “su carta” dell’opera.

Ed è proprio questa vertigine, quest’ambizione bruciante che ci spinge a dare un giudizio positivo per questo nuovo disco di Francesco Malaguti. Certo, anche noi ci siamo accorti di come la partenza di “Faust und Netflix” non sia al livello della chiusura ma non abbiamo problemi ad affermare, tutto considerato, come questo disco, che mescola con sapienza elettronica, industrial puro e musica progressive, sia un gran bel disco. Non facile ma “gran”. 

Parti! Non lavorare stanca – 2019, recensione di Mattia Nesto su Rockit
https://www.rockit.it/recensione/44917/kipo-parti-non-lavorare-stanca

2_parti: presunzione pretestuosità predominanza – pre-giudizio preterintenzionale – 2018, recensione di Mattia Nesto su Rockit
https://www.rockit.it/recensione/42897/kipo-2_parti-presunzione-pretestuosita-predominanza-pre-giudizio-preterintenzionale

Lavori Socialmente In Utili (già “Indiemendicabile”) – 2018, recensione di Mattia Nesto su Rockit
https://www.rockit.it/recensione/42757/kipo-lavori-socialmente-in-utili-gia-indiemendicabile

Parti! Non lavorare stanca – 2019 , recensione di un amico
Non lavorare stanca è un Opera preziosa, le cui musiche e testi hanno una dirompente forza espressiva e un grande valore autobiografico. Sonorità taglienti e immagini vivide sono poste in contrasto con atmosfere celestiali, in un processo di astrazione che vede l’Amore giocare un ruolo centrale quanto enigmatico. Il risultato è un album eterogeneo e umorale, in cui tracce molto diverse tra loro sembrano essere espressione diretta delle contraddizioni dell’Artista e delle repentine variazioni dei suoi stati d’animo.
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Dicono di me su Ondarock.it

FRANCESCO MALAGUTI – ODISSEA 1984 (Miraloop, 2020)
electro-pop

Il multistrumentista Francesco Malaguti si dedica ora a Omero ridisegnando e condensando il suo poema epico con il mini di quattro pezzi “Odissea 1984”, affidandolo ad altrettanti “corifei”. Gliese Imai canticchia la nenia pop francesizzante di “Il vento ci spinge dentro”, inframezzandola con una buona prova di recitazione svampita, acquisendo verso la fine accenti dolenti come una rilettura chill-out della “Children” di Robert Miles. Emgy canta come una novella Cassandra in “The World Is Moving On”, in una landa di beat disco vecchio stile dall’incedere solenne più che ballabile. Anche quanto segue sta meglio in una sala d’ascolto anziché in una discoteca. Il beat elastico de “Il silenzio delle sirene”, da parte dell’ugola di Sir Jane, si avvampa in un lungo solo di sintetizzatore tremulo mareggiante. La chiusa di “Acheronte” prende l’abbrivio da una recitazione monologante (Leonardo Bianconi) per avvicendare tastiere grandiosamente polifoniche alla Vangelis e melodrammatiche divagazioni chitarristiche alla Slash. Primo risultato spendibile e godibile, qua e là anche originale nella sua pseudo-coralità, per il mastro artigiano di concept autoreferenziali “social-mediali” di origini bolognesi. Ne fa la fortuna la lussuosa, nitida mise di Gerolamo Sacco che non solo rabbonisce una forma di composizione altrimenti esosamente sovraccarica, ma cerca pure di restituire una rilettura mimetica della tragica grecità nei rigurgiti modaioli dell’oggigiorno. Dediche sottaciute alla scomparsa di Morricone (“Il vento ci spinge dentro”) e al dramma dei migranti (“Acheronte”) (Michele Saran6,5/10)


FRANCESCO MALAGUTI – FAUST UND NETFLIX (Miraloop, 2020)
new age

Il compositore elettronico bolognese Francesco Malaguti transita verso l’opera totale con “Faust Und Netflix”, un’altra rilettura mitologica filtrata dalla contemporaneità (le serie televisive). Il sinfonismo titanico e vocale-corale va per la maggiore nella prima parte, nel preludio “Tale Of Gretchen”, poi in “Eritis Sicut Deus” e “Gretchen’s Anima”, ma anche nella più quieta e rinascimentale-barocca “Mal comune mezzo gaudio”, tutte manovrate da tastiere elettroniche che arrivano a mimare i registri orchestrali, dal clavicembalo più intimo fino agli ottoni più imponenti. Prime perturbazioni in forma di bombardamenti digitali si hanno nei respiri oscuri che conducono “Faust And The Shadow” e “Mephistopheles”. Il ritmo si acuisce via via verso la chiusa e fa da metafora della tregenda: “Fernweh”, un Vangelis scosso da frenesia drum’n’bass, “Alterity”, i marasmi elettronici di “Last Sacrifice” e soprattutto l’impeto sincopato in “Schadenfreude”, su continuum di dissonanze drammatiche. Malaguti interseca la pompa wave degli In The Nursery, lo spiritualismo panetnico di Stephan Micus e, a sprazzi, quello cosmico di Constance Demby. Davvero notevole la ventata d’importanza. Salato il conto da saldare: frammentazione (sembra che l’ascolto ricominci sempre daccapo, ma che delizia i due “Impromptu” per sola chitarra), la confusionaria ingenuità (o l’ingenua confusione) e i cliché sdati dell’elettronica analogica (un po’ un controsenso estetico se l’intento è quello dell’attualità). Preceduto da “Odissea 1984” (2020), buon cartonetto preparatorio (Michele Saran6,5/10)

Dicono di me su Facebook

Dicono di me in generale

Una cara amica che ha ascoltato Odissea 1984 in anteprima, ha voluto lasciarmi un feedback… e la ringrazio!

“Allora. Partendo dal presupposto che ho pianto dopo i primi 20 secondi della prima traccia e non capisco perché, conta che quest’anno penso di aver pianto 3 volte, ecco già partiamo strano. Per farmi un’idea dovrò stare con questa musica strana, e ripeto strano più volte consapevolmente, perché è proprio fuori da qualsiasi schema e non sono sicura di sapere da dove arriva. Vorrei dire che è una musica bastarda, ibrida, ma le farei un torto, ha una coerenza pazzesca, ha un mondo che è perfetto. Sono stranita dal clima pop, che proprio non incontra il mio gusto, non il pop in sé ma il tipo di pop evocato con cui sembri voler fare i conti in fondo. Eppure anche qui mi trovo a pensare che sia tutto perfetto così, questo minestrone estivo che però addolora e torna indietro nelle memorie di tutti. Devo prendere confidenza con tutto questo, ma credo sia geniale, emozionante, con qualcosa di così diverso, che porta dietro tutto un universo classico di poesia e mondi da non tradire, ma così genuino, che se ne sbatte delle tendenze, giocandoci.

Sei un genio.”

Dicono di me sul sito Progarchives.com

Faust und Netflix:

  • Listening now.  Quite ambitious, enjoying the scope and professionalism.
  • “I very much like that and am seriously impressed.”
  • “A total WOW and incredible piece of work.
    In this day and age when “new music” is often just another rock song, the same as all others, it was quite amazing to finally hear something that was totally different and deserves the accolades.-
    IF, and it is a big “IF”, I have a side comment, it was that all the pieces of music were too short and I might even say that they were not developed far enough, but this is a personal comment and something that aligns with my classical music ideas more than it does with the “pop music” concept of the 3 minute song for it to be sold for 99 Cents … but that is just a thought of mine, but I don’t see how someone/anyone can take a concept and make little “songs” out of it, and then consider it important … it’s like the old college days, you went out and bought the small booklet that had all the “details” and “meanings” and “themes” of the book, and then you took the final and got a B! At least you did not spend 20 days reading Crime and Punishment, right? Always a reason … and the same goes for the Commercial side of things in rock music … making it all the same and having exactly the same format and drumming!
    Hopefully, there is “more” in some of those pieces of music to make a full “opera” (so to speak — I may be off some!), and then maybe, this can go a bit further and be appreciated a lot more … right now, it is fantastic and a magnificent “sampler” … and … I WANT MORE.
    This is, without a doubt, the best thing I have heard this year … and for my tastes it deserves all the mentions possible … although I would rather change the story a wee bit, and make it more modern, and less “symbolic” of something that we think is a great example of classic literature.
    Excellent work … wonderful listen for me!”
  • Can I please get a CD that is complete, or is all that is on the tube the whole thing? I would like to review this. It is a 5 ***** already from me btw! 
    As I mentioned what is on the tube appears to be shortened and cut up … and I would like to hear more … IF THERE IS such a thing.
  • “Thanks for the reply … I can understand your thoughts, although for me as a progressive listener now for 50 years, the material that I enjoy the most is the one that is not cut up and is complete. I wish I could hear the whole thing, and not just bits and pieces … but so be it. 
    I’m not into the top ten, rock song thing … where it is all 4 minutes and ciao baby! And it is considered progressive because of the sound, not the composition. Yours deserves to be known as a composition, but, I have to agree … I’m not sure you will get as many buyers for the whole thing as you could single songs as it is right now … but for me … not a favorable experience, as it is very clear that it is cut up.
    My opinion will remain that in its complete version it would do better, and that cut up is not going to give the listener the proper expression, and as you can see by the comments, it is not attracting replies. I’m sorry that it is so, but in this case I would make sure a download of the complete thing would be made available so the more serious progressive listeners, that are not into “songs” can appreciate this material. One of the replies is by someone that also writes a lot on foreign film as well as I do … and his knowledge of it is probably way further up than mine!
    Best of luck, but since there were not many replies (no surprise there!) … hopefully it gets better … but many of our friends here, don’t always have an ear for the long material, and continually go for the “song” instead of the suites and the stuff that is more of a composition than a song in a recognizable format it.
    Thanks for posting … it was a wonderful listen all the same.”

Odissea 1984

  • Thanks for putting this up, Francesco. It is quite a nice listen. I’m not sure if this is prog, it sounds more like electro-rock to me, but I leave the pigeonholing to those who feel knowledgeable enough for that.
    And I do like the music on those four tracks. Good choice of singers, too: I like the vocals on all of these four songs. I also like the electronic feel; the synths, guitars and vocals create overall an interesting atmosphere on the different tracks. The drumming is maybe a bit straightforward, but it suits well with the songs, so it’s not a problem to me. Are you working on a full album?

Dicono di me su primoascolto.it

Odissea 1984 – 2020


Dicono di me su Modern Music Magazine

Francesco Malaguti – “Odissea 1984”

2020 – Miraloop records

Oggi vi parliamo di un disco molto particolare, forse quello più peculiare tra quelli recensiti fino ad ora.

L’artefice di ciò è Francesco Malaguti, un giovane bolognese (classe 1990), con alle spalle un primo album autoprodotto dal titolo “Parti”, una colonna sonora per uno spettacolo teatrale (“Furore” di Steinbeck) e centinaia di brani inediti, citando la sua biografia, “facenti parte di lunghi concept album che spaziano tra pop, elettronica, musica d’autore, colonne sonore, musica d’ambiente, industrial, rock, techno o IDM, senza porsi alcun paletto o vincolo”.

“Odissea 1984” è il suo primo Ep prodotto da un’etichetta discografica (la Miraloop di Gerolamo Sacco): un concept composto da 4 brani, pieno zeppo di suoni sintetici ma capace di regalare sonorità avvolgenti e rilassanti.

È un album originale e di atmosfera in cui il Nostro sfodera quattro “punte di diamante” alla voce, una per ogni brano, con una netta preponderanza per quelle femminili (tre).

La traccia apripista è “Il vento ci spinge dentro”, cantato da Gliese Imai, scoperta dallo stesso Francesco ed anch’essa bolognese: a noi della redazione è piaciuta molto, non fosse altro per la voce di Gliese che interpreta in maniera molto convincente la doppia parte di narratrice/Ulisse (il concept è liberamente ispirato al capolavoro di Omero) fino a farci credere che l’eroe abbia realmente sbagliato la strada del ritorno verso casa! Degna di nota la lunga coda, nella quale si apprezza anche un particolare assolo di chitarra elettrica.

Il secondo brano, “The word is moving on”, porta al timone Maria Giulia alias Emgy ed il ritmo si fa più movimentato, grazie anche alle tastiere che, tra arpeggi e suoni effettati, creano un’atmosfera molto particolare. Emgy ha una voce molto rilassata che si pone in piacevole contrasto con il ritmo della canzone, aumentandone il livello qualitativo. 

Con “Il silenzio delle sirene” arriva il turno di Susanna, alias Sir Jane e il già citato produttore Gerolamo Sacco che interviene nei cori. Sir Jane si trova a proprio agio nell’atmosfera del pezzo, aiutata anche da una produzione molto raffinata che emerge come un tratto distintivo di tutto l’album. 

La traccia conclusiva “Acheronte” ci presenta Leonardo Bianconi, attore anch’esso facente parte della  scuderia Miraloop, come voce narrante di quello che è il Proemio dell’Odissea in versione ambient. Nella parte centrale ritroviamo altri interessanti assoli di chitarra che rimandano allo stile di David Gilmour, in particolare per la tendenza a ”trascinare” le note, ottenendo un risultato vissuto e di impatto.

Abbiamo notato qualche accostamento con la musica ambient, soprattutto i Tangerine Dream degli anni ’90 e gli inglesi The Orb.

In redazione l’ascolto di questo album ha regalato a tutti una “pace interiore” che ci ha sorpreso . Merito delle 4 voci che si sono rivelate azzeccatissime, merito della produzione che non ha lesinato atmosfere coinvolgenti e, dulcis in fundo, merito di Francesco che ha saputo pennellare con perizia 4 brani che meritano di essere ascoltati.

(tempo di lettura: 2’ 10”) https://www.youtube.com/embed/L2FBihtIPSQ?version=3&rel=1&showsearch=0&showinfo=1&iv_load_policy=1&fs=1&hl=it&autohide=2&wmode=transparent

Antonella says: Questo album mi ha piacevolmente colpita al primo ascolto e dalla prima traccia, in quanto si colloca all’interno di un genere musicale poco battuto e, perciò, poco trito e ritrito. L’artista pare prendere per mano l’ascoltatore e portarlo con sé in un mondo tutto suo, con atmosfere elettroniche ed, al contempo, sognanti. “Acheronte” è forse la traccia che ho preferito, come una narrativa epica musicata nella maniera meno prevedibile eppur molto riuscita.

Francesco says: L’Emilia è una fucina creativa da sempre e con Francesco Malaguti ciò viene confermato alla lettera! Di solito sono molto restio ad ascoltare brani in cui l’elettronica sovrasta o sostituisce la normale strumentazione ma in questo caso il tutto è stato fatto con esperienza, gusto e non nego di aver avuto piacere nel riascoltare molte volte questo Ep. Le parti di chitarra mi sono piaciute moltissimo, così come le voci che hanno saputo rubare la scena al resto senza essere invadenti. “Il vento ci spinge dentro” la mia preferita. Chapeau!

Luke says: Francesco Malaguti ha realizzato un EP di buon livello qualitativo, un lavoro organico e coerente sia nella forma che nella sostanza. Ho apprezzato le sonorità basate sull’uso intensivo dei sintetizzatori, avvolgenti, riposanti, mai banali o noiose, capaci di creare un’atmosfera nella quale l’ascoltatore viene trascinato e cullato. Intelligente l’utilizzo delle voci femminili, tutte con un timbro particolare e ben integrato con la base musicale; anche la parte recitata dall’attore Leonardo Bianconi in “Acheronte” risulta molto evocativa. Il brano che più mi ha convinto è “Il silenzio delle sirene”, che riesce a raffinare quanto già avevo apprezzato nell’apripista “Il vento ci spinge dentro”.

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15 Pubblicato in: Ambient